UNA STANZA TUTTA PER SE’

Recensione: Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf

«Avete idea di quanti libri sulle donne si scrivono nel corso di un anno? E avete idea di quanti fra questi sono scritti da uomini? Vi rendete conto di essere, forse, l’animale più discusso dell’universo? Ero arrivata qui con un taccuino e una matita, con l’intenzione di passare una mattina a leggere, pensando che alla fine della mattinata sarei stata in grado di riportare sul mio taccuino la verità. Ma per essere in grado di far fronte a questo compito avrei dovuto trasformarmi in un branco di elefanti e in una immensità di ragni, pensavo, facendo disperatamente ricorso a quegli animali che si ritiene abbiano la vita più lunga e una quantità incommensurabile di occhi. Avrei dovuto avere artigli di acciaio e becco d’ottone per riuscire a intaccarne almeno l’involucro esterno.»  

Nel 1928 a Virginia Woolf viene assegnato l’incarico di guidare ed ispirare la nuova generazione femminile tramite due conferenze tenute nei college di Newnham e Girton, Università di Cambridge, dal titolo unico di “La donna e il romanzo”. Infatti, l’autorevole figura della Woolf nel panorama letterario inglese, e certamente non solo, fa sì che costituisca un modello notevole per le studentesse universitarie dei primi anni del XX secolo.

All’interno del saggio la scrittrice illustra il tortuoso percorso di ricerca da lei intrapreso per riuscire a scavare a fondo nel ruolo del romanzo, interrogandosi sulla sua utilità e su come questo possa intersecarsi con la figura della donna nella società a cavallo tra gli anni ’20 e ’30. L’inizio stesso del discorso è del tutto insolito, perché presentato senza preamboli o saluti di circostanza alla platea, ma come se fosse scritto quasi di getto, presa da un impeto o dalla concitazione: “But you may say…” (Ma insomma, potreste dire…). La Woolf immagina, infatti, di incontrare l’obiezione delle studentesse, che forse si sarebbero aspettate una semplice relazione su Jane Austen o George Eliot, completata da annotazioni sulla loro vita e la loro carriera.

Tuttavia, proprio per lo spiccato spirito di osservazione e la profondità d’animo dell’autrice, risulta pressoché impossibile ridurre un tema così sconfinato e consistente in poche righe che ruotano su osservazioni vuote e trascurabili. Così, si distacca, almeno inizialmente, dal parlare delle scrittrici che vengono considerate veri e propri pilastri nella storia della letteratura mondiale, per chiarire cosa ostacoli ancora l’istruzione femminile, o una posizione nella società.

Le considerazioni di Virginia Woolf si fanno via via sempre più argute e mirate: le donne sono in una situazione di limbo, e devono essere molto attente a non perdere l’equilibrio. Da un lato, infatti, loro stesse desiderano affrancarsi dai bisogni dei propri mariti o degli uomini della loro vita, dall’altro ne temono gli sprezzanti giudizi. Cosa occorre, allora, all’ aspirante scrittrice del XX secolo per poter acquisire una posizione di rilievo e di spicco, che le dia il rispetto ed il riguardo che merita? “Denaro e una stanza tutta per sé”. Questa è la tesi principale dell’autrice, che, tuttavia, è ben lontana da un discorso classista o protezionista del background letterario.

Di fatti, procedendo con la lettura, si potrà notare come l’idea di “stanza tutta per sé” diventi un concetto astratto, che comunica un’unica fondamentale informazione: indipendenza. Indipendenza economica, culturale e mentale: solo così il romanzo potrà modificarsi e reinventarsi in una nuova forma. Non è necessario, dunque, possedere beni di un preciso valore, quanto modulare la propria mente in base ad un’autodeterminazione della propria vita.

Tale approdo condurrà Virginia Woolf ad un’ultima, fondamentale, indagine in merito alle scrittrici dei secoli precedenti che hanno tracciato e percorso la storia del romanzo così come giunge a noi: il rimprovero della Woolf ad autrici come le sorelle Brontë o Aphra Behn si sviluppa proprio dall’atteggiamento che quest’ultime, attraverso lo sguardo delle protagoniste delle loro storie, assumono con gli uomini. Rabbia e rancore sembrano indirizzare le pagine dei loro romanzi, subendo, così, il peso dell’opinione maschile e maschilista nei confronti delle opere scritte dalle donne.

Nonostante il saggio sia stato pubblicato nel 1929 il lettore non può fare a meno di riscontrare varie analogie con la situazione presente: l’aver tenuto i due discorsi in un ambiente universitario non è stato un fattore di poca importanza per la Woolf, che ha rivolto le sue accuse anche ad un sistema d’istruzione patriarcale, come ancora oggi esiste. Inoltre, le parole dell’autrice sul bisogno non tanto che la donna sia inferiore, quanto che l’uomo le sia superiore, sia nella vita quotidiana che in quella lavorativa, costituisce ancora oggi un dogma in alcune realtà.

Lo stile di Virginia Woolf, così ampio e pieno, è il coronamento che rende il testo davvero incisivo: “dilato il mio stile per tirar dentro briciole di significato” scrive su un suo diario. Un ultimo merito che si attribuisce a quest’opera è quello di aver presentato e fatto conoscere nomi di fondamentali scrittrici di romanzi su cui la Austen o George Eliot basano la loro intera produzione: l’auspicio è quello di attirare ed educare anche gli uomini ad un tipo di letteratura differente e più sensibile, così che il romanzo scritto da donne e che parla di donne non si rivolga solo al genere femminile, ma inglobi anche l’universo maschile, arrivando ad un lettore che abbia la mente androgina. Nonostante quest’idea finale abbracciata dalla Woolf sia in pieno contrasto con il femminismo attuale, che rivendica una piena identità della donna che sia a 360°, ritengo che Una stanza tutta per sé sia un testo fondante della mentalità femminista, e, ancor più globale, del concetto di parità dei sessi e della libertà decisionale.

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Camilla Elleboro

Laureata in Lettere Classiche con la passione per qualsiasi cosa sia antico, ma anche per la letteratura di ogni tempo, per la parola, le lettere, le pagine ma anche lo schermo del Kindle. Insomma per i libri, ma solo quelli belli....e anche per i gatti!