Perfezione? Mission Impossible.

Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai.

Salvador Dalì

Nella società di oggi c’è un vero e proprio culto della prestazione (possibilmente perfetta). Non veniamo più giudicati per le nostre qualità, ma per le nostre performance. Questo ci spinge ad impegnarci sempre di più, a porci obiettivi sempre più alti e a coinvolgerci in una competizione sfrenata con noi stessi e con gli altri. A volte sentiamo l’obbligo di essere perfetti, a volte diventiamo dei perfezionisti.

Ma cos’è il perfezionismo?

Nella letteratura scientifica non esiste una definizione univoca di “perfezionismo“, ma è comunemente definito come una caratteristica di personalità che spinge a rifiutare qualsiasi imperfezione.

Ecco l’identikit di un perfetto perfezionista.

  1. Adotta standard personali elevati: ciò che discrimina fra normalità e patologia è lo scopo che si pone: il perfezionista “sano” aspira al successo, il perfezionista “patologico” invece ha l’obiettivo di evitare l’errore.
  2. Teme di sbagliare:  valuta in modo ipercritico ogni errore commesso e giudica se stesso in funzione della capacità di “non sbagliare”. Il perfezionista “patologico” non accetta l’eventualità di incorrere in imprevisti ed incertezze ed ha scarsa flessibilità mentale, si aspetta infatti che i suoi obiettivi e i suoi piani si avverino esattamente come li ha immaginati. 
  3. Ha dubbi sulla qualità prestazionale: risulta eccessivamente preoccupato per la qualità delle proprie azioni e puó cadere nell’immobilizzazione e nella procrastinazione, ossia non agisce finché non è perfettamente sicuro di quello che sta facendo. 
  4. Sopravvaluta le aspettative altrui e teme eccessivamente la critica: ritiene che sarà giudicato negativamente per le sue prestazioni, soprattutto dalle persone significative, come i genitori, il partner e/o il datore di lavoro.
  5.  Sente un forte bisogno di ordine ed esattezza:  il perfezionista per eccellenza è ordinato, preciso e dedito alla programmazione dettagliata. Il disordine e i ritardi possono provocargli ansia.

Se ti riconosci in questa descrizione, non aver paura, è possibile gestire il perfezionismo:

  1. Impara a conoscere te stesso, identificando le tue capacità, ma anche i tuoi limiti.
  2. Se i tuoi obiettivi ti provocano Ansia rivalutali e rendili più realistici e raggiungibili.
  3. Circondati di persone non giudicanti: tu non sei una performance, ma una persona fatta di pregi, difetti ed emozioni. Fa che gli altri ti apprezzino per questo, non nasconderti dietro ai tuoi risultati.
  4. Sii meno critico verso te stesso e verso gli altri, anche il fallimento (o il successo parziale) ha i suoi vantaggi, puó insegnare ad affrontare le situazioni in modo diverso.
  5. Se ti rendo conto che è troppo stressante per te, chiedi aiuto, anche ad uno specialista.

Se vuoi qualche informazioni in più visita la mia pagina Facebook:

Mariposa, l’arte di Cambiare

 

Commenti

commenti

Mariposa

Mariposa, 27 anni, psicologa e aspirante psicoterapeuta. Mariposa in spagnolo vuol dire"farfalla" e per me identifica lo scopo della psicologia, ossia il cambiamento, la possibilità di adattarsi al mondo e di mutare nel migliore dei modi.