INèS DELL’ANIMA MIA

Recensione: Inès dell’anima mia di Isabel Allende

 

«Per un giorno intero distrussi tutto quello che era a portata di mano, perché avrebbero visto chi era Inès Suárez, nessuno poteva permettersi di mollarmi lì come una scarpa vecchia, non sono mica per niente la vera governatrice del Cile e tutti sanno quanto mi devono, che cosa sarebbe questa città di merda senza di me, che ho scavato i canali con le mie mani, ho curato appestati e feriti, ho seminato, raccolto e cucinato perché nessuno morisse di fame e, come se non bastasse, ho impugnato le armi come il migliore dei soldati[…].»

 Nell’epoca delle magnificenti spedizioni europee in America Meridionale ha luogo la vera storia, ahinoi assai lacunosa, di Inès Suárez, spagnola di Plasencia che, per amore e fame di verità, respinge la vita “retta” ed ordinaria delle donne di XVI secolo per intraprendere un viaggio che definirà tutti i contorni della sua esistenza e di quella del Cile.

Le pagine suggestive di Isabel Allende attraversano il Vecchio Continente ed il Nuovo Mondo, coinvolgendo nella narrazione il passato di personaggi-chiave, e le loro vicissitudini che li conduce sino ad Inès. La Allende, che lega i propri romanzi al natio Cile e alla sua storia per mezzo di un filo rosso costante, adotta la forma narrativa della prima persona, scegliendo di rendere l’audace spagnola non solo protagonista, ma anche padrona della propria storia. Probabilmente dietro questa scelta, c’è anche una volontà da parte dell’autrice di immedesimarsi nella rievocazione delle peripezie che portarono alla conquista spagnola del territorio cileno, tanto da inserirvi un omonimo personaggio silenzioso tanto quanto importante perché destinatario delle memorie dell’eroina.

Il realismo magico, tratto distintivo della Allende, accompagna il lettore sin dalle prime pagine: l’incastro perfetto tra ambientazioni e uomini e donne in carne ed ossa, con passioni e debolezze, e situazioni incantevoli e prodigiose. I personaggi vengono presentati tramite un accorgimento solito della scrittrice, la quale crea una speciale suspense introducendo via via sempre maggiori dettagli su ogni soggetto, fino a formare una matassa umana il cui bandolo viene scovato alla fine. La voce squillante e fiera di Inès ci guida, in maniera molto dritta, all’interno di un insieme di informazioni iniziali sul suo conto, per passare, poi, alla spiegazione della sua dipartita dalla Spagna e all’incontro con gli uomini più importanti della sua vita.

Tormentata dal desiderio di conoscere il destino del passionale marito Juan de Málaga, partito coi fratelli Pizarro alla volta dell’America, la donna intraprende un lungo e pericoloso viaggio per mare. Sin da subito mette alla prova il proprio temperamento pragmatico e risoluto, ma anche solerte e premuroso: cucina per i marinai, ma senza indulgere alle loro tempestose voglie, che la spaventano ma non la piegano. Giunta a Cuzco, il vortice degli eventi la porta ad imbattersi nel maresciallo di campo Pedro Valdivia, un uomo dalla rigida educazione, a cui presto si unirà, spinta da un’intensa passione, nel tentativo di espandere la conquista spagnola ancor più a sud.

Proprio nell’incontro tra i due si avrà la svolta del racconto: il loro amore impulsivo e vorace contribuirà a consolidare anche la loro forza individuale, ispirando le imprese di Pedro ed Inès. Quando Valdivia decide di spingersi in Cile assieme alle truppe, richiede anche la presenza di Inès, la quale, tuttavia, viene concessa solo a patto di presentarsi come domestica ufficiale. In realtà, giunge fino a noi la vitale importanza che la donna ebbe per l’esercito, vista la sua eccezionale capacità di sopravvivenza, dovuta anche all’esperienza in mare, di curare i feriti e di proteggere i militi, non ultimo Pedro, scampato ad un attentato proprio grazie all’accortezza di Inès.

Le minuziose descrizioni delle battaglie forniscono un ulteriore tocco di storicità agli eventi, arricchendoli, però, di forte presenza magica e spirituale: la localizzazione geografica ispira, infatti, l’autrice che ben conosce tanto le asperità quanto le meraviglie della sua stessa terra. Anche la forte dedizione descrittiva della popolazione mapuche conferisce un approfondimento molto importante della storia narrata, valorizzandola notevolmente. Così, grazie all’occhio indagatore e per nulla scontato della Allende, che scava ogni angolo dell’animo umano, il lettore riesce a comprendere due punti di vista opposti: da un lato quello sfrenato e, a tratti, audace dei conquistatori, dall’altro quello bellicoso ma leale degli indigeni.

Un’ulteriore impronta riconoscibile della scrittrice è il salto temporale che la narrazione, di per sé comunque lineare ed ordinata, subisce: al tempo della storia che ritrae la protagonista come una giovane donna ardente ed impegnata, si alterna il tempo della narrazione, in cui, al presente, parla dal punto una donna stanca e sapiente. Spaziare da un luogo ad un altro e da un anno ad un altro rende vivo il racconto, prestando il fianco allo stile multiforme e colorato di Isabel Allende.

La storia vera di Inès Suárez, per quanto di difficile reperibilità, – il che ha comportato all’autrice una dura ricerca di quattro anni- è d’ispirazione tanto per le donne quanto per gli uomini, per via della sua atipica audacia in guerra, ma anche per la dolcezza del carattere: gli amori travolgenti, le battaglie dure ed impossibili, i viaggi incredibili la inseriscono nel novero delle donne più importanti e inspiratrici della storia.

 

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Camilla Elleboro

Laureata in Lettere Classiche con la passione per qualsiasi cosa sia antico, ma anche per la letteratura di ogni tempo, per la parola, le lettere, le pagine ma anche lo schermo del Kindle. Insomma per i libri, ma solo quelli belli....e anche per i gatti!