X MILLE STRADE: i giovani incontrano il Papa

Roma è stata meta del pellegrinaggio di giovani proveniente da tutta l’Italia, più precisamente lo è stato il Circo Massimo. Circa ottantamila ragazzi lì per incontrare il Santo Padre.

Hanno fatto tanta strada, diversi percorsi, diverse avventure grazie a pellegrinaggi scelti ad hoc dalle molte diocesi e associazioni, tutto per accogliere al meglio il messaggio che il Papa aveva in serbo per loro.

Chiaramente, sono giovani impegnati, giovani che non temono la fatica di un viaggio o le sfide che il sentiero poteva offrire, sono giovani tenaci e carichi di entusiasmo quelli che sono arrivati a Roma.

Durante i cammini annuali si è notato quanto i ragazzi o i giovani adulti abbiano fame di risposte, fame di coerenza, da parte della Chiesa e da parte degli adulti, che dovrebbero essere un esempio di vita. A volte ci si mette in cammino per scoprire nuove cose, per avere nuovi stimoli. Ci si mette in cammino per ricevere la forza necessaria per camminare ancora.

Tra le domande scelte da fare al Santo Padre c’erano davvero spunti interessanti ma che purtroppo non sono stati approfonditi. Domande “difficili”, certo, ma che avrebbero meritato, a mio avviso, maggiore attenzione da un Papa che si dice vicino ai giovani e vicino al popolo.

Martina, una ragazza che il Papa definisce “coraggiosa”, chiede a Papa Francesco come sia possibile costruirsi un futuro in una società che non ti permette di vivere in modo indipendente. Come è possibile coltivare un amore, una famiglia, senza delle certezze, senza poter contare su un minimo di  stabilità. Di tutta risposta l’argomentazione del Papa è stata sulla differenza tra amore e mero entusiasmo. Ben lontano dal confronto che la ragazza chiedeva.

Dario invece ha sottolineato il grande problema della “credibilità”. Troppo spesso ci arrivano notizie legate a violenze operate da presbiteri. Oppure lamentele per la ricchezza e la gestione poco chiara dello IOR. A suo parere , queste sono le principali ragioni per cui in tanti non riconoscono la Chiesa come chiara attuatrice della religione cristiana, in quanto lontana spesso da principi di morale e di povertà. Anche qui la risposta non è stata delle più complete, tutto si è “risolto” con un commento del Papa sulla testimonianza. “La Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo.”

Il messaggio che Francesco ha voluto dedicare ai giovani è quello di credere nei sogni, di non arrendersi davanti alle difficoltà e persistere. Li ha invitati a non essere pessimisti, a cui la nostra società porta, ribadisce quanto non sia giusto cercare la felicità vera in divertimenti amorali, e lascia un messaggio di pace con la frase:

“I sogni grandi, quelli «capaci di essere fecondi, di seminare pace e fraternità», sono tali «perché pensano a tutti» non con l’“io” ma «con il “noi”». Spiega che il contrario dell’”io” non è il “tu” (che «è il seme della guerra») ma, il “noi”. Papa Francesco cita Giovanni XXIII: «Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene». «Impariamola, ci servirà nella vita», rimarcando che «è la paura che ti fa pessimista».

Messaggio nobile.. Ma forse quei giovani volevano qualcosa di più.

Per un anno hanno lavorato sull’ascolto dei giovani, una ricerca approfondita dettata proprio dalle linee guida di Papa Francesco. La Chiesa ha ricevuto tutto il raccolto di un anno, un insieme di dubbi e incertezze che portati da questa moltitudine di cuori, un abbondante peso che avrebbero voluto alleggerire proprio ascoltando ciò che il Papa avrebbe detto loro. Magari non la soluzione a tutto, ma neanche la favoletta del “vogliamoci bene” e tutto andrà bene.

E’ stato l’anno dell’ascolto, ma sono stati ascoltati proprio tutti?

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Gioia

Gioia, 24 anni e studentessa di Lingue e Letterature Straniere. Con la passione per i libri. Con la voglia di girare il mondo. Con l'esigenza di dire sempre ciò che pensa.