A te che ho difeso, sfidato e amato

A te che ho difeso,
A te che ho sfidato,
A te che indubbiamente ho amato e che ho cercato di migliorare, forse troppo, forse a muso duro e forse con troppa foga, con troppo desiderio di riuscire, con troppa fame di giustizia. Perché così si agisce a mio avviso, con coraggio, con impulsività, perché se poi ci pensi troppo non lo fai più.
Poi pensi alla pelle, al rischio, alla non sicurezza.
Pensi che sei fragile, che sei debole, pensi che loro son troppo e tu troppo poco.
Pensi che una goccia niente può contro un mare.
Pensi che un granello diverso nella sabbia non si veda.

Pensi che Giovanni non ce l’ha fatta, e pensi pure che sei stato scemo a continuare senza di lui.
Pensi che dopo la sua morte avevi i giorni contati, pensi di esser stato un non vivo in attesa del giudizio finale, perché è così che ci si sente. L’ho vissuto. Avere una scorta è già avere una condanna a morte.
L’essere osservati. L’essere privati della quotidianità. Della libertà. E un non libero è schiavo loro.

Quando ti rubano la vita, puoi definirti ancora vivo?

E mancava poco per raggiungerlo, l’ho sempre saputo.
Nonostante questo però ho continuato, ce l’eravamo promessi, io e quel testadiminchia.
Fino alla fine. E la fine c’è stata.
Hanno vinto loro.
E dopo ventisei anni continuo a vedere quanto tutto sia stato vano.
E’ vero, la Sicilia non è tutta uguale. L’Italia non è tutta uguale.

Ci son persone che lottano, persone che ci provano tanto quanto abbiamo fatto noi, ma sono ancora piccoli granelli in una distesa immensa di sabbia. Sono ancora poche gocce di un mare, un mare che non mi piace.
Ci son persone che lottano pur di dire la verità, ci son persone che nonostante ci mettano la faccia vengono minacciate da politici.
“Ti tolgo la scorta” dicono.
Come se fosse un privilegio. Come se fosse bello vivere così. Una punizione per una denuncia sociale. Una punizione per qualche coraggioso. Perché si, oggi fare bene non ti fa bene. Oggi chi fa del bene, chi lotta per un valore è additato come diverso, esibizionista, in cerca di popolarità.
O semplicemente chi ha il cuore nero non riesce più a capire la bellezza del bianco, della purezza.
Ti vedo cara Italia, e ti vedo ancora malsana, ti vedo ancora guidata da persone che vanno a cena con la Mala, gente che si muove per convenienza e che cita la giustizia solo quando gli conviene.
Persone indagate, persone che fanno discorsoni per poi non mantenere nessuna promessa, persone che fingono di lottare ma che poi sono amici di persone discutibili.
Il problema è sempre lo stesso, da anni, è molto comodo chiudere gli occhi. Meno rischi, meno problemi, meno pallottole e minacce.
E ora ti vedo piegata dal dolore, perché i valori non vanno di moda, va di moda la lotta al diverso e la fame di denaro.
Io Italia ci ho provato davvero.
Ti guardo sempre, ti voglio bene, ma soprattutto mi dispiace per te.
Ho immaginato un futuro diverso per te. Ero pronto a dartelo.
Ma non eri pronta tu e neanche gli altri.

 

 

 

 

E me lo immagino così Paolo, appollaiato su una nuvola a guardare questa Italia che si sta lasciando andare.. Con una mano tra i capelli mentre scuote la testa.. Ovviamente con la sua sigaretta in bocca perchè qualche vizio è rimasto anche a lui.

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Gioia

Gioia, 24 anni e studentessa di Lingue e Letterature Straniere. Con la passione per i libri. Con la voglia di girare il mondo. Con l'esigenza di dire sempre ciò che pensa.