Recensione: Cime Tempestose di Emily Brontë

«Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l’universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembrerei parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l’inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre, sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.»

Nel 1847, nell’Inghilterra vittoriana, Emily Jane Brontë pubblica la prima edizione del suo unico romanzo, Cime Tempestose, con lo pseudonimo di Ellis Bell. Tale scelta era molto diffusa tra le scrittrici del XIX secolo, ma per la Brontë viene avanzata una ulteriore spiegazione a riguardo: scrive, infatti, un testo che non fu ben accolto inizialmente, giudicato immorale ed eccessivamente violento.

La struttura presenta un groviglio di racconti, incastrati gli uni negli altri tramite fili sottili ma tenaci, gli stessi che legano i protagonisti, i quali vengono seguiti dall’infanzia sino alla maturità. La storia viene modellata in maniera nitida dalla lunga conversazione tra l’anziana governante Ellen Dean con Mr. Lockwood, e si snoda tra Wuthering Heights, proprietà dello Yorkshire che dà il nome al romanzo, Thrushcross Grange e Gimmerton.

Così, figurano sulla scena i protagonisti principali, Catherine Earnshaw, figlia del proprietario della tenuta di Cime Tempestose, e Heathcliff, un orfano introdotto in famiglia da Mr. Earnshaw.

Lo sguardo attento e sensibile della Brontë inserisce, in un quadro arricchito dai membri della famiglia e dai dipendenti del terreno, l’evolversi del rapporto tra i due, dalla condivisione fraterna della quotidianità sino all’esplosione di un amore impetuoso e travolgente ma impossibile.

Le differenze sociali colpiscono Catherine e Heathcliff con tutta la violenza che la realtà porta con sé: la ragazza è costretta a sposare il ricco e virtuoso Edgar Linton. La reazione dell’orfano non si fa attendere: la virata più energica che la storia subisce è rappresentata dal giuramento di rivalsa, espresso in un momento di follia, da parte di Heathcliff, il quale promette di riversare tutto il dolore e la rabbia nell’annientamento degli Earnshaw-Linton.

Tramite il filone principale della vendetta, che getta il protagonista in un vortice di brutalità ed eccessi, il romanzo comunica in maniera visionaria e tormentata il prosieguo del legame amoroso tra Catherine e Heathcliff, legame che supera la morte e va oltre il corporeo e il comprensibile.

Le pagine di Emily Brontë scuotono e turbano realmente il lettore, per la crudezza dei dialoghi e di alcuni personaggi, per l’aver reso viva e protagonista anche la brughiera stessa assieme agli elementi naturali che la animano, ma anche per la vividezza delle immagini evocate dall’autrice, che, tuttavia, ha lavorato in maniera diretta e precisa sulla mia caratterizzazione dell’atmosfera a metà tra sogno, rarefazione e dura realtà.

Le Cime Tempestose hanno sconvolto anche me come lettrice, per l’ambientazione così affascinante ed evocativa, per gli intrecci tra i personaggi e la caratterizzazione di quest’ultimi: le descrizioni di Wuthering Heights portano il lettore totalmente tra le piante d’erica, nei campi dello Yorkshire, ci fanno soffrire assieme a Catherine ed osservare scioccati la violenza di Heathcliff. Il romanzo, nella sua intera stesura, compreso il finale a tratti lieto, trasmette un’inquietudine generale che rimane anche dopo aver ultimato la lettura, quasi come se si attendesse l’apparizione dei due protagonisti nel cuore della notte, proprio come avviene nella storia.

Recensione: Cime Tempestose di Emily Brontë

 

Commenti

commenti

Camilla Elleboro

Laureata in Lettere Classiche con la passione per qualsiasi cosa sia antico, ma anche per la letteratura di ogni tempo, per la parola, le lettere, le pagine ma anche lo schermo del Kindle. Insomma per i libri, ma solo quelli belli....e anche per i gatti!