L’integrazione possibile (e che nessuno mostra) – Un Paese di Calabria

“In Italia un film sui migranti fa più paura ai distributori che agli spettatori”.

La dichiarazione è di Serena Gramizzi, coproduttrice con la sua BoFilm di “Un paese di Calabria” (2016), meteora cinematografica indipendente che racconta dell’integrazione tra chi è sbarcato e i cittadini di Riace.

Un film apprezzato molto all’estero, in particolare in Francia, meno in Italia (molto meno, non l’ha visto praticamente nessuno, ndr). La prova lampante si ottiene cercando in internet il titolo del film, si otterranno tantissime recensioni in lingua francese e quasi nessuna in lingua italiana.

Almeno una decina di distributori italiani ci hanno detto di no fin dall’inizio. Uno di quelli grossi mi ha detto che se fosse stato un documentario sul concerto dei Rolling Stones ci portava anche suo nipote a vederlo, ma uno sui migranti no”, spiega la Gramizzi al FQMagazine.

Nel film-documentario,  che ha visto alla regia due giovani francesi, Shu Aiello e Catherine Catella, i protagonisti sono i rifugiati e i richiedenti asilo che hanno trovato inserimento sociale e alloggio, imparato la lingua italiana ed una professione, grazie alla volontà di Mimmo Lucano, sindaco cocciuto e visionario, dopo che il fato li ha fatti sbarcare in 400, feriti, emaciati e disillusi, sulle coste lì vicino alcuni anni fa.

Un “innesto” socioculturale che ha duplicato il numero di abitanti del piccolo comune di Riace (da 900 a oltre 2mila).

Abbiamo voluto raccontare una ‘buona notizia’ con un tono quasi da commedia. È un messaggio positivo diverso da ciò che comunicano in continuazione i media sull’argomento. Abbiamo cambiato prospettiva sul tema e la risposta anche della Rai, con Doc3, non è stata positiva. Pensate che ora in Rai stanno per produrre una fiction su Riace e i migranti che l’hanno ripopolata con Beppe Fiorello ad interpretare Mimmo Lucano”.

Molti hanno detto che è facile raccontare l’episodio di Riace, un paese che si stava spopolando e che quindi l’integrazione non era complicata. Io invece penso che questa eccezionalità possa diventare regola per altri borghi di montagna o di mare abbandonati del nostro paese; e che nelle grandi città non si devono relegare migranti in un posto X, insieme ad altri non integrati per anni, ma di copiare la mescolanza attuatasi nei piccoli centri”.

Il film di Aiello e Catella ha avuto un buonissimo riscontro di pubblico, intorno ai 25mila spettatori, tanto da far decidere molte sale d’oltralpe a tenerlo in cartellone almeno fino a Novembre 2017!

Mentre “In Italia il film è stato proiettato in pochi capoluoghi e in modo saltuario. Tutte le volte però i cinema erano pieni. Per questo credo che la gente lo voglia vedere, che gli italiani siano più pronti su questo tema di quanto giornali, tv e politici ci vogliono far credere. Ma è inutile, i distributori italiani anche di fronte al successo francese non ne vogliono sapere. Eppure il sindaco Lucano spiega il concetto di accoglienza partecipata in modo inconfutabile: ‘Ma che vita è nell’avere paura di un altro uomo?’ ”.

Già, che vita è? E a chi fa comodo?

segue link trailer

Framo

Commenti

commenti

Francesco Amori

Scrittore, presente in “Racconti dall’Abruzzo e dal Molise” della Historica Edizioni (2018). Poeta edito nella raccolta di Poesia contemporanea “Sentire” della Pagine (2016).