MODA: gli scheletri nell’armadio… e quelli in passerella

Inchiesta sui “crimini” dell’alta moda italiana ed internazionale

Ottobre 2017, Shangai: una giovane modella di  14 anni muore in passerella durante una sfilata di alta moda.  Vlada Dzyuba (questo il suo nome) aveva accusato un malore durante una sfilata. Il suo cuore cesserà di battere  poco dopo, in ospedale.

Tra le cause del decesso ci sono una meningite cronica mai curata ed un grave esaurimento fisico. Queste ragazze, infatti, erano state costrette a 13 ore filate di prove e, nel caso di Vlada, a saltare le visite mediche previste per curare il suo male.

Il decesso di Vlada ha acceso i riflettori anche dietro alle quinte delle sfilate di alta moda, in cui i minori sono deliberatamente privati delle giuste tutele.

L’Italia in questo panorama non è da meno: baby modelle truccate e vestite come adulte maliziose che sfilano sotto i riflettori con movenze ed espressioni ben lontane dall’immaginario tipicamente legato alla loro età.” racconta la giornalista-scrittrice Flavia Piccinni, autrice di Bellissime, libro che denuncia in modo aperto ciò che accade intorno alle sfilate.

Ho scoperto un mondo dove le norme vengono violate di continuo e dove la competizione è altissima, sia tra i piccoli modelli, che tra i genitori” spiega a TPI “I bambini e i preadolescenti che partecipano alle sfilate troppo spesso vengono ipersessualizzati, adultizzati con un’accentuazione dei caratteri sessuali. Ma siamo sicuri che questo sia il modello giusto da seguire?”.

Secondo il Siberia Times, Vlada Dzyuba ha lavorato per 13 ore di fila. In Italia, ad esempio, per i bambini di tre anni, la nostra normativa prevede che si possa lavorare nel settore dello spettacolo massimo tre ore al giorno, e talvolta questo limite viene superato. Questo vuol dire che lo stress cui sono sottoposti non è da sottovalutare

Bambini utilizzati e circondati da adulti, con i tempi frenetici della moda. Mi è rimasto impresso che parlando con una bambina di otto anni mi accorsi che aveva già piena contezza del concetto di ‘brand’. Questi giovanissimi modelli vivono le sfilate esattamente come gli adulti, non è un gioco: partecipano ai casting, cercano i riflettori, la fama, la notorietà” prosegue.

Essere belle e famose è la cosa più importante per loro, così come soddisfare i desideri delle mamme che le vogliono a tutti i costi top model di successo”.

Poco prima della sua morte, la giovane modella aveva dichiarato in un’intervista ad un giornale russo che il suo sogno era quello di percorrere la strada, segnata per lei da sua madre, verso il successo.

Questo è l’aspetto più controverso: questi preadolescenti sfilano perché spinti dai genitori e si fanno sfruttare anche fino a morire, come è successo nel caso della giovane Vlada, per realizzare i sogni di gloria di adulti poco coscienti di quanto accade loro” prosegue la Piccinni “in Italia la legge inquadra nello stesso regolamento i minori che hanno 3 anni di età e quelli fino ai 15 anni, considerati tutti appartenenti al comparto degli under 16. Ma le norme spesso non vengono rispettate, nonostante l’esistenza di una precisa circolare che disciplina l’impiego dei minori nello spettacolo e che sancisce le regole per le fasce di età 0-3, 3-6, 6-15”

Nel libro-inchiesta della scrittrice possiamo leggere come, ad esempio, durante la sfilata di Pitti Bimbo, a Firenze, ai bambini non veniva data nemmeno l’acqua nel corso di tutto il pomeriggio di sfilate, perché “Bisognava evitare il rischio che i bambini potessero bagnarsi o che dovessero andare in bagno”.

Dal 2006 è in vigore un codice etico riguardante tutti i soggetti che lavorano in tale settore.

Nel codice etico, ad esempio, viene scoraggiato l’utilizzo di modelle con taglie inferiori alla 36 e viene incentivato quello delle taglie 46 e 48. Si legge inoltre:

Noi ci impegniamo a tutelare la salute delle modelle che posano e che sfilano sulle nostre passerelle alle quali chiederemo un certificato medico basato su una valutazione che evidenzi e tenga conto dei criteri scientifici e diagnostici in materia di disordini alimentari (tra cui l’IMC). Di conseguenza ci impegniamo a non far sfilare o posare modelle dal cui certificato medico risultasse l’evidenza di un disturbo alimentare conclamato.

• Noi ci impegniamo a promuovere presso i nostri Associati e le Aziende che sfilano l’inserimento generalizzato nella produzione delle collezioni per il consumatore finale delle taglie 46 e 48, perché crediamo che il tentativo di elaborare un modello estetico più florido non solo sia importante da un punto di vista culturale e morale, ma sia anche produttivo da un punto di vista commerciale.

• Noi ci impegniamo a non far sfilare modelle di età inferiore ai 16 anni, perché crediamo che siano giovani non ancora pronte al mondo del professionismo della moda, che rischiano di trasmettere messaggi sbagliati alle loro coetanee della delicata fascia pre-adolescenziale.

Purtroppo i regolamenti ed i vari codici etici sono spesso solo “indicazioni” su come agire e non vere e proprie leggi.

E quando si parla di far girare tanti soldi, si sa, i “buoni consigli” vengono mandati allegramente a cagare.

Framo

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Francesco Amori

Scrittore, presente in “Racconti dall’Abruzzo e dal Molise” della Historica Edizioni (2018). Poeta edito nella raccolta di Poesia contemporanea “Sentire” della Pagine (2016).