Alfie, ma che ci sei venuto a fare qua?

Alfie Evans è morto a pochi giorni dal suo secondo compleanno. E noi tiriamo un sospiro di sollievo. Non stavamo così tanto in apnea dalla vicenda di Charlie Gard.

Dopo tutto a cosa serve un bambino? A cosa serve un bambino malato? A cosa serve un bambino malato e inguaribile? A niente. Il miglior interesse è che faccia le valige e saluti questa vita.

Alfie, ma che ci sei venuto a fare qua? Hai solo dato fastidio. Hai solo fatto emergere l’ipocrisia di chi mette la libertà al primo posto, ma solo se significa essere liberi di morire. Hai solo ricordato che ciò che il mondo reputa uno scarto può invece ricevere un amore inimmaginabile, anche se questo non sembra essere un parametro per reputarti degno di questa vita, come se la felicità fosse direttamente proporzionale alla salute medica. Hai solo dimostrato che una nazione tipicamente all’avanguardia tiene di più alla sua reputazione che ai suoi figli. Ma per fortuna sei figlio di Qualcun’altro.

Potevi risparmiartelo questo breve pellegrinaggio terrestre, dopotutto la meta che hai raggiunto è di gran lunga migliore. Però Alfie io sono ancora qui, e sento il peso di quello che la tua storia ha sollevato. Di bambini come te ce ne saranno altri, come ce ne sono già stati prima di te. E io sono complice, perché sento di non aver fatto abbastanza.

Scusami Alfie, mi sono dilungata anche troppo, e scusami se traspare rabbia dalle mie parole. Prometto di fare silenzio e di impegnarmi affinché parlino la mia vita e le mie opere.

Arrivederci piccolo Alfie, e grazie.

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Arianna

Mi chiamo Arianna, ho 20 anni e studio Filosofia. Tra le mie passioni e passatempi rientrano la pallavolo, il disegno, la lettura e soprattutto la riflessione, che spesso sento di dover tradurre in parola scritta.